Nella pratica clinica si osserva che, a parità di condizioni, i denti adulti e maturi
sembrano meno suscettibili alla carie dello smalto rispetto ai denti giovani appena erotti.
Questo non dipende dal fatto che “i giovani si lavano meno i denti” (oggi, anzi, c’è molta più attenzione
all’igiene orale), ma da una serie di cambiamenti biofisici che riguardano smalto, dentina e polpa.
Allo stesso tempo, con l’avanzare dell’età aumentano altre forme di carie, come la carie radicolare.
1. Lo smalto matura e diventa più resistente agli acidi
Dopo l’eruzione in bocca, lo smalto non è “finito”: attraversa una fase chiamata
maturazione post-eruttiva. In questa fase la superficie dello smalto:
- accumula più minerali (calcio, fosfato e soprattutto fluoro);
- diventa più dura e meno porosa;
- lascia passare meno facilmente gli acidi prodotti dai batteri della placca.
Studi di microdurezza e densità minerale mostrano che lo smalto più “vecchio”
risulta meno suscettibile alla formazione di lesioni cariose artificiali rispetto allo smalto giovane
subito dopo l’eruzione.:contentReference[oaicite:0]{index=0}
In altre parole, un molare adulto che è in bocca da anni, ben mineralizzato, è
biofisicamente più resistente all’attacco acido rispetto a un molare appena spuntato.
2. La dentina si “sclerotizza” e riduce la permeabilità
Con il passare degli anni, all’interno della dentina avviene un processo chiamato
dentinosclerosi: i tubuli dentinali (microscopicissimi canali che collegano lo smalto alla polpa)
tendono a occludersi per deposito di minerali.:contentReference[oaicite:1]{index=1}
Questo ha alcune conseguenze biofisiche importanti:
- la dentina diventa più densa e meno permeabile ai liquidi e agli stimoli;
- la velocità con cui gli acidi e i batteri possono penetrare verso la polpa si riduce;
- si crea una sorta di “barriera” che può rallentare la progressione della carie.
Sotto una lesione cariosa lentamente evolutiva, il dente adulto può sviluppare strati
di dentina sclerotica e di dentina reazionale che aumentano la distanza tra i batteri
e la polpa, rendendo il processo meno esplosivo rispetto a quanto può accadere in un
dente giovane, dove i tubuli sono ampi e molto permeabili.
3. La polpa si riduce e il dente diventa meno “reattivo”
Con l’età, per effetto di traumi masticatori, micro-irritazioni e fisiologico invecchiamento,
viene depositata dentina secondaria e terziaria. Il risultato è che:
- la camera pulpare si restringe;
- il volume di tessuto pulpare vitale diminuisce;
- la risposta infiammatoria agli stimoli può risultare più attenuata.:contentReference[oaicite:2]{index=2}
Questo non significa che la carie non sia più pericolosa, ma che il dente
“anziano” tende a manifestare meno sintomi acuti (dolori violenti, ipersensibilità
improvvisa), favorendo forme di carie più subdole e silenziose, che il paziente
spesso non percepisce finché non sono avanzate.
4. Meno carie dello smalto… ma più carie radicolare
Smalto più maturo e dentina più sclerotica spiegano perché, a livello biofisico,
la superficie coronale dello smalto può diventare relativamente meno vulnerabile alla carie.
Tuttavia, con l’età compaiono altri fattori:
- recessione gengivale, che scopre la radice;
- esposizione del cemento radicolare, molto meno mineralizzato dello smalto;
- possibile riduzione del flusso salivare (per farmaci o patologie sistemiche);:contentReference[oaicite:3]{index=3}
Tutto ciò favorisce l’insorgenza di carie della radice, una forma di carie diversa da quella
classica dello smalto, ma altrettanto o più pericolosa. Numerosi studi mostrano che
la carie radicolare è particolarmente frequente nella popolazione anziana, proprio
a causa della recessione gengivale e dell’esposizione delle radici.:contentReference[oaicite:4]{index=4}
Inoltre, anche se il singolo dente più “vecchio” è biofisicamente più resistente,
gli studi epidemiologici indicano che la carie complessiva negli anziani rimane molto diffusa:
una recente metanalisi stima una prevalenza globale di carie negli over 60 di circa
il 60%.:contentReference[oaicite:5]{index=5}
5. Perché i controlli dal dentista restano indispensabili
Il fatto che, con l’età, la carie dello smalto possa svilupparsi più lentamente non
significa affatto che si possa trascurare il dentista. Al contrario:
- la carie radicolare può avanzare in modo silenzioso e dare sintomi solo in fase avanzata;
- i denti con camera pulpare ridotta possono necrotizzarsi senza dolore evidente;
- otturazioni vecchie, fratture e usure possono creare microfessure in cui la carie si sviluppa
al riparo dallo sguardo del paziente.
Solo un controllo periodico con visita, radiografie mirate e, se necessario,
esami strumentali, permette di:
- intercettare precocemente le lesioni cariose (soprattutto radicolari);
- valutare lo stato di salute di gengive, osso e restauri preesistenti;
- impostare strategie preventive personalizzate (fluoro topico, sigillature, istruzioni di igiene).
Conclusione
In sintesi, con l’età i denti cambiano davvero dal punto di vista biofisico:
lo smalto matura e si mineralizza, la dentina si sclerotizza e la polpa si riduce.
Questo può rendere la carie dello smalto meno aggressiva e meno rapida rispetto
alla giovinezza. Ma l’invecchiamento porta con sé anche nuove vulnerabilità:
carie radicolare, restauri usurati, minore sensibilità ai sintomi.
Per questo, anche se la carie può sembrare “meno frequente” rispetto al passato,
non è mai meno importante sottoporsi a controlli regolari dal dentista. È proprio
grazie a queste visite di prevenzione che è possibile sfruttare al massimo i
“vantaggi” biofisici dell’età, evitando che lesioni lente e silenziose compromettano,
nel tempo, la funzione e l’estetica del sorriso.